Osteopatia

Il termine Osteopatia, dal greco osteon-osso e pathos-sofferenza, fu introdotto nel campo medico nella seconda metà del secolo XIX° per definire quelle disfunzioni organiche, funzionali o strutturali che coinvolgono l'apparato muscolo-scheletrico.

Padre dell'osteopatia fu un medico statunitense, il Dr. Andrew Taylor Still (1828-1917), a cui si deve l'ideazione del concetto di lesione osteopatica e la fondazione della prima scuola di Osteopatia negli Stati Uniti nel 1882.

Ad alcuni suoi allievi si attribuiscono poi gli ulteriori sviluppi nell'applicazione delle tecniche manuali sia sui tessuti miofasciali, visceri (tecniche viscerali), che sul cranio (tecniche craniali o cranio-sacrali).

 

Definizione

Attualmente gli osteopati si riconoscono nella definizione elaborata nel 1987 durante il congresso europeo di Osteopatia, che si è tenuto a Bruxelles con la partecipazione del prof. Pierre Cornillot Presidente dell'Università di Paris-Nord Bobigny:

“La medicina osteopatica è una scienza, un arte ed una filosofia che si occupa della salute, sostenuta da conoscenze scientifiche in evoluzione.

La sua filosofia comprende il concetto di unità della struttura dell'organismo vivente e delle sue funzioni. La sua specificità consiste nell'utilizzo di modalità terapeutiche che mirano a riarmonizzare i rapporti di mobilità tra le varie strutture anatomiche.

La sua arte consiste nell''applicazione dei suoi principi alla pratica medica in tutti i suoi settori e specializzazioni.

La sua scienza comprende in particolare le conoscenze biomeccaniche, chimiche, fisiche e biologiche relative al recupero e al mantenimento della salute così come alla prevenzione della malattie ed al sollievo del malato. "

L'osteopatia si può quindi considerare una "medicina manuale", anche se alcuni ritengono che sia riduttivo definendola pertanto una medicina "olistica".

L'approccio al paziente, indipendentemente dalla natura del disturbo che questi possa presentare, richiede una valutazione completa e ben ponderata del sistema muscolo scheletrico non distinta da una valutazione clinica tradizionale. In altre parole si prevede la responsabilità di una diagnosi e di un conseguente corretto protocollo terapeutico.

La diagnosi e la terapia osteopatica si fondano sull'analisi del movimento (dai singoli segmenti o apparati sino ad un analisi globale e posturale) e della sua possibile alterazione (disfunzione osteopatica).

Attraverso specifiche tecniche manuali l'osteopata tende al superamento della disfunzione ed al recupero di un'armonia funzionale.

 

 

SINTESI DELLE METODICHE DI TRATTAMENTO OSTEOPATICO.

 

Osteopatia osteo-muscolare.

E' la "base dell'osteopatia", cioè quella parte della medicina manuale che tratta le disfunzioni ("blocchi") articolari del corpo umano, definite anche come "lesioni o disfunzioni osteopatiche". Un cattivo funzionamento "meccanico" di uno o più segmenti articolari per esempio vertebrali, e un conseguente interessamento delle strutture adiacenti (muscoli, nervi e vasi sanguigni) possono essere responsabili di numerosi disturbi. La maggior parte dei dolori alla colonna hanno questa origine: lombalgia spesso con sciatalgia, "torcicollo" o comunque dolori cervicali, cefalee e anche molti dei disturbi agli arti.

L'eliminazione del "blocco" articolare risolve la sintomatologia dolorosa. Il principio del trattamento consiste nel restituire una corretta mobilità laddove questa è deficitaria. Le tecniche manuali utilizzate possono essere diverse: mobilizzazioni e stiramenti ritmici, tecniche miotensive e manipolazioni vertebrali, non violente e di solito accompagnate da un rumore ("craquement" per i francesi) e comunque non dolorose. Le controindicazioni possono essere diverse e per tal motivo il trattamento osteopatico non può prescindere da una corretta diagnosi medica.


Osteopatia viscerale.

            I disturbi di movimento possono interessare anche le strutture che circondano muscoli ("le fasce") e i diversi apparati oppure i visceri del corpo umano. Questi ultimi si spostano in maniera specifica sotto l'influenza della pressione diaframmatica; tale "dinamismo" viscerale può essere modificato (restrizione di mobilità) o sparire. Il trattamento viscerale è molto dolce e consiste in movimenti fini e non aggressivi che hanno la finalità di ricondurre i tessuti alla loro normale elasticità ed i visceri alla loro fisiologica mobilità. Patologie quali disturbi digestivi, turbe dell'apparato genito-urinario, disturbi respiratori (da cattivo funzionamento del muscolo diaframma ad esempio) trovano solitamente un beneficio da un trattamento osteopatico. Al pari dell'osteopatia muscolo-scheletrica è necessario effettuare una corretta diagnosi così da non disconoscere affezioni mediche o chirurgiche più gravi.


Osteopatia cranio-sacrale.

Si occupa del cosiddetto "respiro primario", cioè dell'intrinseca mobilità delle ossa del cranio che si diffonde attraverso il canale midollare sino al sacro e da questi ai tessuti del corpo; mobilità che è in stretta relazione con la produzione e il riassorbimento del liquido cefalo-rachidiano. E' la branca dell'osteopatia che entra in conflitto con la medicina ufficiale, poiché non esistono strumenti che consentano una misurazione e /o una dimostrazione di questo movimento. E' comunque insegnata in quasi tutte le scuole di osteopatia anche se con un "peso" diverso (soprattutto in quelle per medici e fisioterapisti).
Necessità di una capacità percettiva molto spiccata da parte dell'operatore; questi attraverso le dita deve "sentire" i minimi movimenti ossei. E' molto utilizzata nei bambini in virtù anche della incompleta saldatura delle ossa craniche che sembra favorirne la percezione oltre che l'efficacia terapeutica. Anche in questo caso una disfunzione nel movimento primario può essere responsabile di disturbi all'apparato muscolo-scheletrico e/o ai visceri. La tecnica terapeutica consiste in leggere pressioni applicate a certi punti del cranio, secondo un ritmo particolare, comunque molto dolce, così da riportare il movimento alla normalità. Lo stesso tipo di tecnica può essere applicato alla base della colonna vertebrale (sul sacro), in modo da ottenere un rilassamento delle strutture legamentose della colonna vertebrale. Ciò spiega l'origine del termine "tecnica cranio sacrale". E' efficace nel trattamento di alcuni dolori cranici, nei disturbi vertiginosi o in esiti traumatici alla testa o al collo ("colpi di frusta"). Non presenta particolari controindicazioni

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